Quelli che restano

L’interpretazione musicale di De Gregori che si unisce perfettamente alla limpidezza vocale di Elisa: ne scaturisce una magia unica.

Ascolti il brano una volta e non smetti per ore.
Cantato, parlato e a tratti quasi sussurrato.
“Quelli che restano” non è solo una canzone, è un vero e proprio inno alla vita dialogato.
E’ un vortice di sensazioni, di emozioni malinconiche. Sono occhi limpidi avvolti in un abbraccio di quattro minuti.

“È che mi perdevo dietro a chissà quale magia quale grande canzone in un cumulo di pietre 
Sassi più o meno preziosi e qualche ricordo importante che si sente sempre.”

La voglia di prendere in mano la vita, la consapevolezza che comunque farai ti schianterai, anche andando piano, anche rimanendo fermo contro un muro aspettando chi non arriverà mai.

“Più di una volta sei andato avanti dritto dritto sparato contro un muro 
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno.”

E’ una lode a chi vive sapendo che sbaglierà e consapevole di essere parte di “quelli che restano”, di tutti coloro che sanno di essere in bilico pronti a cadere.
Quelli che vivono pienamente la vita.
Quelli che vivono emozioni, sentimenti, odori e passioni.
Quelli che vivono momenti di angoscia e di malinconia.
Quelli che non si arrendono al lieto fine di una vita banale.
Quelli che vivono la vita come la più grande scommessa.

“Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia 
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare.”

“Quelli che restano” sono gli eroi che capiscono le fragilità degli altri e che sognano tra le vite che sfrecciano sapendo che presto i giorni si allungheranno.

Questo pezzo è un dono da scoprire.
E’ come una medicina per riconoscere gli equilibri della vita, trasportati dal dialogo tra Francesco ed Elisa, tra il passato e il futuro della musica italiana che credetemi, non sarà la trap.

Grazie Francesco, grazie Elisa.


                                                (Andrea Ghirardini)


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